Si esce in due, si torna in tre

matteo_bwrSei nato alle 00:13 del 30 maggio 2013. Voglio che tu sappia che sei stato desiderato.

Di strada ne hai (ne abbiamo) tanta da fare, ma i ricordi sono fatti per consumarsi, così ho deciso di raccontarti come è andata.

La mamma ha rotto le acque alle 14 circa del 28 maggio. Mi ha chiamato e con tranquillità ed eccitazione siamo andati in ospedale pronti ad accoglierti. Abbiamo parcheggiato la macchina accanto all’ospedale (capirai un giorno quanto questo sia improbabile) e siamo arrivati al pronto soccorso, sereni: era stata una gravidanza tranquilla, ma tu non eri ancora pronto a nascere. Eravamo preparati a tutto tranne che all’attesa.

E così abbiamo passato la notte insonne; la mamma a letto con le prime contrazioni, io in giro per Trastevere. La mattina dopo i medici hanno deciso di darti una mano. E’ stato un travaglio molto lungo (quasi 16 ore) durante il quale ci siamo addirittura addormentati (a turno); io lo ho fatto in modo talmente buffo da diventare famoso in tutto il reparto. Ad ogni modo, grazie ad una equipe di medici bravissimi, un’ostetrica fantastica e al tanto coraggio della mamma, sei venuto al mondo naturalmente in poco più di 30 minuti, giusto il tempo di superare la mezzanotte.

Ti hanno subito messo tra le braccia della mamma e dopo averti visitato, pesato, misurato e vestito ti hanno lasciato a me, commosso ed incredulo nel vederti. Nemmeno il tempo di nascere e già ti succhiavi sonoramente la manina – le infermiere pensavano fossi io. E così, mentre aspettavamo che “aggiustassero” la mamma (ho scoperto si dice “secondare”), mi sono fatto coraggio e per la prima volta ti ho preso in braccio.

Sappi che quel primo contatto non lo scorderò mai. Avremmo potuto essere in qualsiasi altro posto, tra prati sterminati o chiusi in una stanza, soli o in mezzo a diecimila sconosciuti: non sarebbe cambiato nulla. E’ stata una sensazione perfetta, completa, rotonda. C’eravamo io (inesperto e timoroso) e tu appena nato che mi guardavi. Non era necessario nient’altro.

E’ lì che ho capito di essere diventato padre e ho sentito immediatamente che di fronte a te non ero già più niente. E’ stato il mio modo di dirti “benvenuto al mondo, Matteo”.

Qualche settimana fa abbiamo fatto un gioco. La nonna mi ha chiesto cosa della mia famiglia avrei voluto ereditassi. Voglio dirti anche questo.

Di nonno Vincenzo vorrei avessi la costanza: è un uomo caparbio e fiero, un padre importante; mi ha insegnato a non arrendermi mai, lo trasmetterà anche a te. Di nonna Ida spero tu possa avere la sensibilità: è capace di capire le persone, metterle a proprio agio, è un dono che ha per natura; è stata una grande mamma, sarà una nonna speciale. Di tuo zio Giuseppe vorrei avessi la lealtà: è un fratello rompiscatole ma sincero e morirebbe per ognuno di noi; sarà uno zio sul quale potrai sempre contare. Dello zio Fabrizio il senso critico, la sua capacità di capire, analizzare ed osservare rimanendo obiettivo; sarà uno zio (ed un padrino) che ti insegnerà tanto.

Della mamma spero davvero tu prenda la voglia, la gioia di vivere: ti farà capire giorno per giorno quanto sia importante e bello godersi ogni singolo momento della tua esistenza; sarà una mamma fantastica. Di me vorrei tu avessi la curiosità: è la molla che mi ha sempre portato avanti, mi ha fatto vedere oltre gli ostacoli senza essere mai stanco di capire, di immaginare. Cercherò davvero di essere per te un buon padre.

Domani vengo a prenderti per portarti a casa, tante persone saranno lì per te. Spero tu sia felice, sempre.

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