Archivio della categoria: pensieri sparsi

La frase giusta nel posto inaspettato

Tre del mattino, Policlinico Casilino. Ti trovi lì perché il piccolo che tua moglie porta in grembo da nove mesi ha deciso mostrare le sue abilità di ballerino a tarda ora. Forse un eccesso di prudenza, ma l’inesperienza ti porta in testa mille pensieri.

Sei seduto in sala di attesa, non ti fanno entrare e stanno monitorando la pancia. Un po’ sei preoccupato, un po’ sei stanco; l’ambiente di certo non aiuta.

La testa frulla, intanto guardi lo schermo; distrattamente ti passa davanti la presentazione dell’ospedale e ti chiedi a chi possa interessare, tra pazienti doloranti e parenti nervosi, un video pubblicitario sulla struttura. E poi, dopo aver capito come raggiungere i reparti e imparato come riconoscere un’ostetrica dal colore del camice, spunta inaspettatamente la frase:

We are born alone, we die alone. Between these we play in team.

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Dialoghi da pancia piena

Ho fatto l’errore di aprire il sito di repubblica, cerco di farlo meno del solito in questi giorni. Siamo in periodo elettorale; tutti a sfilare con l’abito buono, il cliché è il solito: l’uno accusa l’altro, quello risponde per le rime, via le mani dalle banche, … Insomma tutti parlano di tutto (e quindi di niente), nel disperato tentativo di accaparrarsi più voti possibile. Si confrontano fingendo obiettivi di risanamento, per risolvere i problemi di questa Italia sfasciata, delusa, demoralizzata.

Mi rendo conto che la colpa è nostra. Tutti (e intendo proprio tutti) abbiamo contribuito a metterla in ginocchio, con le nostre discussioni da pancia piena e la convinzione che tanto, in fondo, le cose non possano cambiare. Con il nostro disinteresse abbiamo giustificato qualsiasi comportamento (soprattutto se nostro), ci siamo scordati del rispetto delle regole e di noi stessi, lasciandoci cullare dal vuoto senso di soddisfazione che proviamo ogni volta che accendiamo la televisione e saltiamo veloci dall’ennesimo reality da zero neuroni al solito (inutile) dibattito tra opinionisti. Su cosa esprimano i loro “colti” commenti ancora non l’abbiamo capito (e forse nemmeno ci interessa), e, cosa peggiore, ormai non ci chiediamo neanche più che diavolo ci facciano lì, chi si è preso il disturbo di pagarli per il loro utilissimo lavoro. Abbiamo perso la cognizione del senso del ridicolo. Continua a leggere